Pane quotidiano

Se non è zuppa, è pan bagnato. C’è chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane ma non ha i denti. Non c’è cibo da re più squisito del pane. Lascia perdere, non è pane per i tuoi denti. Rendere sempre pan per focaccia, perchè nella vita bisogna dire pane al pane e vino al vino, ma essere anche come un pezzo di pane.
Devo continuare?
A volte non c’è un motivo, non è che si deve sempre spiegare tutto. Ci sono cose dirette, che si capiscono al volo.
Immediate.
Come il pane appunto
Buono come il pane? Beh, facile.
Alzi la mano a chi non piace il pane.
Vera croce e delizia di ogni dieta, così semplice, essenziale ma di sostanza, facile da apprezzare. Infinite varianti e condimenti, innumerevoli forme e consistenze, sconfinati profumi e colori. Croccante, salato, morbido, a fette, ripieno, integrale, grattugiato, sfogliato, intrecciato, bianco, secco, lievitato, scondito.
Ogni cultura, ogni paese, ogni storia. C’è sempre il pane ed una tradizione legata al modo farlo e di consumarlo. Insieme al vino è il primo grande segno di civiltà, perchè implica una precisa lavorazione ed una accurata preparazione, dal grano alla farina, dall’impasto alla cottura. Difficile da preparare ma anche così naturalmente quotidiano.
Banalmente, chi non è cresciuto a pane e pomodoro a merenda? Mamma prende una fetta, ci spalma bene bene pomodoro fresco, filo d’olio bono un po’ di sale e via. Merenda pronta.

Ognuno ha il suo pane preferito, quello che chiama Il Pane, che mangia allo stesso modo, da sempre e che è giusto così, senza troppe domande e che sempre sarà Il Pane.
Si diceva facile da apprezzare. Poi farlo bene, è tutta un’altra storia. Inversamente proporzionale alla facilità del suo consumo.
L’arte del panificare richiede strenuo allenamento e ottima materia prima, ovvero farina e lievito di fiducia, e soprattutto la ricetta giusta a prova del tenue forno casalingo.
La mia preziosissima ricetta nasce da informazioni rubate, tanto allenamento e interviste e degustazioni surreali ed estemporanee da panettieri sbalorditi. Solo per cogliere il segreto effimero del loro panificare… una vera e propria redenzione il panificare.
Impasti, attendi, inforni, aspetti.
Il segreto è sempre saper aspettare.

Mi piace fare il pane.
La ritualità dell’impastare e l’arte di saper aspettare.
Come una strega che gira il mestolo nel pentolone per vedere il futuro, interrogando l’oracolo, io faccio il pane. Mi concentra, mi rilassa.
Impastare, piegare, ripiegare.
Raccolgo le forze e faccio chiarezza, filtro i pensieri, le idee se ne vanno a posto ordinatamente nel cassettino giusto, rassetto e riordino la mente. Poi, dopo essermi fatta inebriare dal profumo che esce dal forno e che volteggia per le stanze, impacchetto e regalo. Solo alle persone a cui voglio bene, perchè impastare è come amare, ci vuole passione e fiducia, bisogna resistere e saper aspettare.
Pane semplice
- farina 500g
- olio 1/2 bicchiere
- acqua 200g
- lievito di birra 25g
- sale 2 cucchiaini
- zucchero 2 cucchiaini
Disporre la farina a fontana, nel centro sciogliere il lievito con 1/2 bicchiere d’acqua tiepida e due cucchiaini di zucchero. Aggiungere due cucchiai d’olio, sale e iniziare a impastare aggiungendo olio e acqua. Continuare a impastare energicamente, piegando e ripegando la pasta, per una ventina di minuti, fino ad ottenere un panetto omogeneo, morbido ed elastico. Dividere in 4 pagnotte, lasciarle riposare coperte con un canovaccio e al buio per almeno due ore. Quando saranno lievitate (almeno il doppio) rilavorare i panetti per una decina di minuti, e lasciare lievitare coperte per una mezzora. Infornare a preriscaldato per 20 minuti a 180°.
Il profumo sale.
Aspetti.
Ma questo odore di pane e lo scricchiolare della crosta e delle briciole, pur essendo inebriante, non stordisce e rende leggeri come quello del cioccolato o dei dolci, anzi. Ti mette coi piedi bene in terra, ti schiarisce le idee e la testa, ti da la forza atavica di una ritualità del passato.
Fare il pane.
Meglio di un sudoku da mangiare.


[...] santificare il tutto direi dei crostini fatti ad hoc: sapevi che su di me il pane ha un potere terapeutico [...]