Cavolfiore Frattale

Curioso vedere le stesse parole che avevo in testa.
Ludwig Feuerbach scriveva nel 1862 che l’uomo è ciò che mangia. In tedesco sarebbe “der Mensch ist was er isst” che suona in maniera ambivalente come l’uomo è ciò che è oppure l’uomo mangia ciò che mangia.
Quale occasione migliore di sfruttare le malinconiche sensazioni di Enrico per inaugurare questa preziosa rubrica Siamo Quello Che Mangiamo ?
Uno pseudo-delirio del Cavolo Frattale!
Cavolo….figura eroica del nostro novecento.
Il tutto nato più o meno seriamente durante la ben nota Cena dei Polentoni. Tra un milano-torino e un piatto di polenta, tentando di teorizzare la bellezza del frattale ci siamo incaponiti in questa discussione che è sfociata in una corrispondenza epistolare post cena.
Enrico mi scrive:

“……Una vena un poco malinconica e la sospensione con la
luce di quelle foto azzeccatissime (il testo è stato redatto in una baita alle 3 del pomeriggio mentre si aspettava che la nebbia calasse un pochino, da qui il tono al miele e cannella)
Esasperare questa impersonificazione non mi fa impazzire ti dirò… anzi dovrebbe essere più un caso sporadico … ok raccontare delle storie in base all’ortaggio e o al piatto descritto ma l’utilizo della prima persona singolare lo lascerei come testo occasionale… era bello raccontare l’essere frattale senza descrivere l’oggetto…..
Caratteristiche estetiche-formali del piatto preso in esame e non le sue succulente qualità alle papille, corredate da questi testi-storielle.
Certezze: non l’ho mai visto fare di conseguenza è una novità e mi esalta perchè non mi annoia.
O no??…..”

Dunque….
Frattale: figura geometrica in cui un motivo identico si ripete su scala continuamente ridotta.
Matemaico, il mio stile di vita lo definirei chirurgicamente matematico. Ogni mia singola parte si rispecchia al tutto, il principio di similarità detta le mie origini.
La natura mia ha concesso l’eccezione matematica.
Cresco dando vita a decine poi centinaia poi migliaia di miei simili identici al mio bocciolo,
nasco e mi moltiplico come una dinastia ereditaria di nobili vassalli valvassori e valvassini fino al popolo delle ultimi piramidi del mio corpo. Regime piramidale succulento al cuore, pungente alle estremità.
Guardami.
Potresti perderti nel pattern geometricamente confuso della mia moltiplicazione schizofrenica. La mia superficie è un terreno apparentemente alieno nella sua ripetitività,
disegno mondi e rappresento nuvole.
Calibro la dimensione fino allo svanire della forza di riprodurmi, ad ogni me corrispondo altri tre me.
Cerco conforto nei miei simili, colpiti dallo stesso tipo di stregoneria, costretti a moltiplicarsi in una danza estetica fino allo svanire delle forze.
Toccami.
Non oppongo resistenza, prima di arrivare al cuore devi sconfiggere l’esercito di milioni di me, soldati ignari del sistema perverso della moltiplicazione geometrica, del disegno architettonico della mia esistenza.
Danzo con le felci.
H.


se era per fare un “puppa” non attacca
so’ strabelli questi cavolfiori, peccato solo che facciano schifo alla società dell’onco e che quando uno li còce riempiano la casa di un nauseabondo puzzo di – con rispetto parlando – scureggiadiciuomòrto…