Polenta Party. Ed è la seconda per TdFk!

polenta

Scrive Fede, in un flusso di pensieri dopo la cena:

“…Il passo che c’è stato tra filosofia e concretezza del cibo, cibo della tradizione,
tra l’altro veramente ottimo, ti lascia un senso di arricchimento, di un ritrovato punto di contatto con l’umano,
che spesso oggi si obbandona in virtù del più materiale soddisfacimento del prorpio bene….”

Una settimana fa, la seconda cena ufficile di Tour De Fork.

Una sera a Milano, fuori freddo e pioggia, dentro al caldo nove invitati intorno ad un tavolo, a parlare e mangiare.

L’invito chiedeva agli sconosciuti ospiti di ricordarsi di portare la forchetta.
Il resto sarebbe venuto da solo.

Quindi?

tavola
Impressioni improvvise che mi hanno risvegliato un senso critico e insieme entusiastico sull’esperienza dello scorso mercoledì.
Ogni cosa può diventare un pretesto per mettersi a tavola, per cucinare e per stare in compagnia, è poi il modo però che permetterà la riuscita capace di una serata, il suo ricordo e la possibilità di costruirne altre nella stessa scia.

polenta
Ecco allora che mercoledì il pretesto era la Polenta, tema volutamente concreto, stagionale, semplice e classico. Inutile ricominciare il dibattito sul senso di queste etichette, la voglia è stata quella di mettere in scena un rituale antico in un contesto amicale e godereccio. Anche questa, come la prima ha colto gli ospiti di sorpresa: aperitivo Torino-Milano per evocare il territorio con un sentore urbano di pendolari e nebbie per accogliere gli invitati milanesi di adozione; cartocci di strada con scagliozzi-polenta fritta fumanti per riportare ciascuno alla propria terra d’origine. Perchè se la parola Polenta trascina con sè l’immaginario norditaliano, milano e le valli, la polenta fritta è un piatto che ovunque in Italia è presente.

milano torino e scagliozzi
Tour de Fork ha scelto per ora di scandire le sue serate in perfetto stile italiano: all’aperitivo che accoglie e rilassa (e permette ai curiosi di marcare il territorio e ai timidi di ambientarsi) segue il rituale della tavola apparecchiata, i posti assegnati e l’attesa delle portate. Antipasto a sorpresa per riprendere la cena scorsa e divertire i commensali: ali di pollo fritte, icona del fast food occidentali e in opposizione alla tacchinella ruspante cresciuta all’aria e alimentata sana.

La polenta poi arriva, dà il titolo alla serata, ma di fatto con discrezione si mette a far da contorno ai sughi con cui accompagnarla e ai discorsi più vari dei commensali e del vino. Polenta gialla e polenta bianca, la prima piemontese e la seconda veneta entrambe di mais e subito, trovandoci a parlare e non solo mangiare ci chiediamo senza troppe risposte come si ottiene la farina, da quali altri cereali o vegetali si ricava, se oltre all’Italia altri stati la mangiano…

polenta
polenta
Ecco dunque scoperto uno degli obiettivi di TdFk, il suo punto di vista privilegiato sul cibo: quello che evoca, rappresenta e racconta.

Crema di aringa affumicata (la ricetta è antica, il gusto riadattato ai palati contemporanei più delicati), mascarpone e gorgonzola (il primo lombardo, il secondo piemontese), salsiccia e zafferano (accoppiata anni ’80, tradizione elegante sulle tavole della borghesia urbana) e curry di verdura (spezie indiane e verdure lombarde) sono state queste le merci di scambio della tavolata, la scusa per una battuta, l’occasione per un argomento di conversazione tra sconosciuti.

Il dolce sancisce il termine dalla rappresentazione, che invita al tirare le somme dopo un ultimo bicchiere (nei calici del rosso vivace, nei bicchierini del -non per caso- Braulio): torta di farina gialla e arance intere, invernale e italiana (nord e sud a braccetto).

polenta party

Conclude Fede e sono d’accordo con lui:

“……In sostanza mi sembra una ottima idea,
con grandi potenzialità di sviluppo…..
quindi dateci dentro che state percorrendo un bel cammino!!!…”

Copiateci, seguiteci e domandateci.