Quel che resta il giorno

avanzi Quel che resta il giorno

Come si fa a capire e valutare veramente l’esito di una cena, la validità di una ricetta e la riuscita presentazione di un piatto?
Semplicissimo. Sparecchiare il giorno dopo.
Come quando si osserva una scena del crimine, una tavola da sparecchiare il giorno dopo ha molto da dire.
Niente poesia o romanticismo del cucinare, lontano dalle speranze e frenesie della preparazione, freddamente si valuta e si analizza quello che rimane con un perfetto studio scientifico.

Un po’ come il retrogusto che rimane in bocca, una tavola da sparecchiare trasuda di storie: il numero di piatti sporchi impilati o lasciati in giro, le forchette sparse e tovaglioli appallottolati, i bicchieri abbandonati e i vuoti di vino, posaceneri traboccanti, teglie e vassoi con gli avanzi mescolati o sbocconcellati.

Cosa resta allora di questa cena?

quiche Quel che resta il giorno

Quiche di verdure e formaggio: si può resistere?
Ebbene si. Cospicuo avanzo, almeno 1/3 buttato un po’ la tra briciole ovunque, coltello ancora presente, tagliato e intaccato malamente forse a causa anche della consistenza erronea. L’aspetto per quanto invitante, deve aver in un primo momento stimolato, poi successivamente deluso e portato all’ abbandono.

Perchè? Scadente pasta sfoglia industriale o la pesantezza del ripieno?

La quiche sembra sempre così facile da fare, immediata. In realtà è un gioco delicato tra sfoglia leggera e morbida compattezza del ripieno.
Cottura ventilata che non secchi la farcia e che lieviti la sfoglia, con un ultima generosa botta di grill per dorare e crostificare la superficie.

miele e formaggio Quel che resta il giorno

Pecorino, miele e noci: piace vincere facile, eh?
Miele sparso ovunque ma praticamente assente nel vasetto, evidenzia bontà del prodotto ma difficile fruibilità della materia. Sarà stata maldestrità dei commensali o scarsa destrezza nell’allestimento?

Poche fette di pecorino morsicate che ancora sudano sul vassoio, croste sparse, noci non pervenute.

Abbastanza riuscita, probabile sovraffollamento di formaggio rispetto alla quatità di miele e noci. Ecco perchè il piatto non è stato terminato. Mai lesinare su ciò che può rendere indimenticabile una fetta di pecorino toscano. Sarà pur sempre un antipasto sostanzioso, ma c’è chi osa resistergli?

pomodorini Quel che resta il giorno

Pomodorini freschi con cipolla, salvia e aceto balsamico: tedio, noia e indifferenza.
Abbandonati completamente al loro destino, non hanno preso parte alla scena. Perchè non hanno trovato il favore dei commensali? Ardua competizione tra semplici pomodori e traboccanti manicaretti oppure scarsa prelibatezza intrinseca?

Entrambi. Errore di fondo? La presentazione. Mai mettere in un angolo la verdura, magari dietro a pasta al forno e torte salate. A tavola si rimane bimbi di 5 anni: tutti i buoni propositi da salutisti, dieta e aspiranti gourmet vengono spazzati via davanti a qualsivoglia lurida, unta, fumante e croccante portata.
Provare per credere. Il mood fai da te il tuo crostino certo non risveglia queste assopite ottime intenzioni.

torta salata Quel che resta il giorno

Torta salata: veloce e indolore.
Poche tracce ormai a ricordare l’amata, trancia-pizza ancora intriso di avanzi e appoggiato sul piatto.
Esito: totale positiva riuscita.
Divorata. Buona ricetta, piacevole presentazione.

  • ottima pasta sfoglia
  • pomodorini freschi tagliati a rondelle ed adagiati ordinatamente
  • capperi sparsi
  • olio buono toscano
  • origano
  • cottura a preriscaldato 200°C per 20 minuti

Immediato, ordinato, facile. Il trucco del successo.

sugo di noci Quel che resta il giorno

Pasta al sugo di noci: se non vedo non ci credo.
Forchetta ancora infilzata, 1/3 della teglia ancora pieno. La pasta è stata girata e spostata più volte ma poi lasciata li, come se qualcuno fosse andato alla ricerca di qualcosa non trovandolo.
Ah forse il sugo, precisamente le noci.
Delusione e rammarico di quando ti viene annunciata una pasta al sugo di noci ma non trovi le benedette noci. Cioè magari ci sono, ma sono poche e talmente sbriciolate e impastate che non le vedi e non le senti.
Il commensale medio non percepisce il sapore, lo vede. Probabilmente è anche goloso di noci, quindi travolto dalla tristezza non vedendo l’amato ingrediente, ha abbandonato in parte il piatto.
Ricetta riuscita ma scarsa sensibilità nella presentazione. Bastavano un po’ di noci intere e la folla avrebbe esultato.

pasta al forno Quel che resta il giorno

Pasta al forno: non pervenuta.
Spazzolata, sparita, volatilizzata. Non c’è modo di trovarne traccia. Come quasi non fosse mai esistita. Servita in monoporzione, il commensale ha sentito la necessità di ripulire accuratamente il tutto, poi raggruppando diligentemente i contenitori.
Potenza della pasta al forno! Unisce le masse, trova il favore di qualunque ospite. Volendo basta solo il nome per iniziare a sbavare. Per niente facile, per niente veloce, riesce però a ripagare sempre ogni sforzo. Per una buona riuscita basta solo avere piccole accortezze, date dall’esperienza e sopratutto dalla cucina della nonna:

  • non c’è mai troppa besciamella
  • è sempre più buona il giorno dopo
  • per sbavare ci vuole la crosta

Vittoria sfolgorante.

torta di mele Quel che resta il giorno

Torta di mele: fette accurate.
Rimangono due o tre fette nella teglia, accuratamente tagliate e tranciate, poche briciole intorno sulla tovaglia. Non è stata brutalizzata come la quiche di verdure ma ciò che rimane è sicuramente più esiguo. Probabilmente stanchezza e pienezza del fine pasto, unita al rispetto per una delicata e romantica presentazione hanno evitato lo scempio.
Esito positivo: anche se qualcosa rimane, non ha certo perso charme e profumo. E’ pur sempre una mia torta di mele, c’è qualcuno che riesce a resistere?

La certezza della buona riuscita di un piatto è sicuramente l’assenza. La presentazione aiuta, la fame dovrebbe essere il primo  vero istinto scatenante e de gustibus non disputandum esse. Ma non c’è pienezza o dieta che tenga, se è buono si finisce, se piace si riprende.

“….Perché non lo finisci? Cos’è, non ti è piace? …..”

Madri e nonne insegnano.