Isabelle Rozenbaum: A pleines mains

Per caso, camminando. Come vuole la più antica delle tradizioni, girovagando per una città che ti prende per mano e ti porta dove deve. Parigi, dopo lo shopping complusivo al Mora al 13 rue Montmartre, mi trascino verso casa nella infinita rue de Poissonière in cerca di baguettes. E precisamente lì, per caso, l’incontro fortuito.
Circa a metà strada, per volontà del destino, cade l’occhio su una vetrina: inizia la storia.
“A pleines mains séquences culinaires”
Addentrarsi in un mondo fatto di foto in bianco e nero, mani e cibo.
Storie.
L’ingenua voglia irrefrenabile di vedere è degnamente ripagata.
Dove sono? Dove mi trovo?
Stupore.
Lo spazio altro non è che Espace Fraîch’Attitude, 60 rue du fbg Poissonnière, il posto che sempre andavo cercando ma ancora non lo sapevo.
Le immagini che tanto richiamano lo sguardo sono fotografie di Isabelle Rozenbaum, fotografa francese che vive e lavora a Parigi e in tutto il mondo.
Vedi alle volte il destino. E la beffardaggine del fato doveva ancora manifestarsi.
Isabelle Rozenbaum allo spazio epositivo Fraîch’Attitude: una sequenza di immagini culinarie, una manciata di visioni, tra foto e video. Mani che si rapportano direttamente col cibo, nel toccare, preparare, cucinare.

Gesti quotidiani ma quasi decontestualizzati, che riescono però a raccontare la storia nascosta di ogni singola situazione. Intimità della cucina, dove ogni giorno si attua il rito del preparare.
Il gesto essenziale, semplice: le mani che impastano, il tagliare, l’acqua per lavare o cuocere. Movimenti precisi pieni di emozione, più diretti di qualsiasi altra forma di linguaggio.
Isabelle Rozenbaum è come lo spettatore complice e privilegiato che coglie l’essenza di questi gesti e li mostra, lascia osservare ed assaporare questi tesori culinari, carichi di diversità e allo stesso tempo similitudine.
“…Nel mondo meccanizzato di oggi, la mano è ancora un segno di umanità.
I suoi gesti, la sua precisione e la sensualità mi affascinano.
Quando fotografo, guardo la sua danza misurata nella lavorazione dei materiali e la precisione delle sue azioni.
Ogni gesto è un linguaggio, quello dei suoi antenati.
La fotografia in bianco e nero rivela anche il lato sacro, al di là delle ripetute popoli e le culture.
Il close-up permette una molto semplice, per evidenziare la potenza della sua energia e il suo entusiasmo.
In effetti, la mano è un vero luogo di scambio e di comunicazione che riceve le nostre emozioni e di esprimere i nostri desideri interiori.
La mano rappresenta il luogo della nostra esistenza, tra le esperienze del passato e il futuro e il destino.
Come Paul Celan, e direi che non vi erano differenza tra una stretta di mano e una poesia…..”
Ecco cosa andavo cercando e neanche io sapevo.
Quello che ho sempre pensato in qualche angolo recondito del mio stomaco ma non ho mai saputo dire.
Detto poi dalla viva voce di Isabelle Rozenbaum, davanti ad una birra e le sue mani che disegnano nell’aria parole e storie, vale ancora di più.
Sguardo intenso e deciso, voce pacata ma certa che delicatamente parla della necessità di raccontare e soprattutto trasmettere: il concetto di trasmissione di cultura, diversità e tradizione attraverso il cucinare e mangiare, ovvero l’immediatezza e la naturalezza del cibo.
E mentre parliamo beviamo, spelluzzichiamo salatini. Le ore passano veloci ed ho la pancia piena di racconti e storie. Ma soprattutto, una manciata delle visioni e delle storie di Isabelle Rozenbaum.
Tutto questo a Parigi, allo spazio espositivo Espace Fraîch’Attitude.

