Picon… c'est bon !

picon

Quale migliore occasione per inaugurare la nuovissima ed originalissima rubrica settimanale cocktails dal mondo se non con un bel bicchiere di Picon Biere !

Potevamo certo noi esimerci dall’inziare a tediare questo blog con le mie fissazioni francesi? Assolutamente no direi. Bene, quindi cominciamo dall’inizio.

Parigi.

Avete presente?
La Tour Eiffel che sbrilluccica, le luci degli Champs-Élysées, il taxi che si ferma Place Vendome, bollicine di champagne al bar del Ritz e Audrey Hepburn che vi aspetta al tavolo…..

Bene, resettatte tutto, preparate le papille gustative all’aperitivo bitter parigino: qui parliamo di Picon Biere.

picon

Il Picon è un amaro, si beve da oltre un secolo e attualmente non si trova facilmente. Sicuramente non si trova al Ritz e magari gli avventori faranno anche finta di non sapere cos’è. Il Picon Biere è cosa rara in determinate zone della città francese, e come tutte le cose rare appena scoperte diventa subito preziosa, densa di ricordi, storie aneddoti e tradizioni.

Conosciuto e bevuto solo dalla stretta cerchia di Parigini che assaporano la strada, la notte e l’aperitivo quotidiano della citta, quella vera.

Scoperto nell’ultimo pellegrinaggio Parigino, il Picon Biere è entrato nella mia quotidianeità spalancando e sbattendo a porta.

Sentito ringraziamento a Gaétan Picon, l’inventore del versatile e storico aperitivo, che elaborò la semplice ma efficace ricetta del Picon: arance fresche essiccate, macerate in alcol e poi distillate, un tocco di genziana e china, aggiunta finale di sciroppo di zucchero e caramello. Così, semplice e immediato.

Non è altro che un amaro, color caramello, dolciastro, gusto di arancia con cui si corregge la birra (come se ce ne fosse bisogno!). Nasce dalla necessità proletaria di dare un tono alla birra scadente.

Questo non è altro che Picon Biere.

E’ il sogno romantico, l’aggiunta della magia in una serata banale e quotidiana, quella che fa di una normale birra un cocktail indimenticabile, leggero ma di carattere, spavaldo che allieta e trascina il semplice e quotidiano aperitivo.

Ci sono 2 mode ufficiali per bere il Picon:

  1. Picon Biere il classico che accompagna la birra, originale e tradizionale.
  2. Picon Club variante che corregge il vino bianco secco.

Le combinazioni sono infinite, anche le quantità variano col personale gusto.

Avendo avuto l’onore e il piacere di conquistare una bottiglia, mi sono dilettata a provare e analizzare la ricetta, ottenendo la mia quantità perfetta:

  • 20cl Picon
  • 50cl Birra chiara scadente
  • ghiaccio qb

Impossibile farne incetta all’areoporto (è pressoché inesitente) si consiglia di munirsi di bottiglia all’uscita di Montmartre, dove è d’obbligo almeno un bicchiere al giorno, meglio se bevuto a Rendez-vous des amis, centro nevralgico di ogni inizio serata parigina.

Comments

7 Responses to “Picon… c'est bon !”

  1. Ale- says:

    a sentire cosi’, questo Picon, mi ricorda il disgustoso Punt e Mes, dal vomitevole sapore di arance (marce). Tipo il Southern Comfort, ma meno alcolico…
    Pensa’ di sciupacci la birra mi viene quasi l’oncone.
    Pero’ m’è balenato in testa subito di provà il Monte-Birra, Montenegro e birra…
    oh, te, generatrice di mostri, cos’hai fatto!!!

  2. smaltorosso says:

    eh qui casca ….il pisano.
    Eh no caro mio!
    Dirideccoci di ber novo a disquisizioni eno-gastro-interologhe.
    Il Picon è lontano anni luce dal disgusto del punt e mes.
    Mai sciuparlo con buona birra o pregevole vino, anzi.
    E’ l’amaro proletario che ti fa svoltare la serata, tramutando la infima birra del penny a 45 cent in un cocktail degno dell’ hemingway bar di paris….Mi spiego?
    Quindi, posa quel montenegro suvvia, sei ancora troppo giovane per buttare il tuo fegato in vani tentativi alcolici.
    o no???

  3. Ale- says:

    pianino, eh, a da’ der pisano così, alle personcine ammodo! :-P
    ma ‘nzomma ‘un ho capito, va bevuto colla birra da onco?
    un po’ come quella novella che ho sentito di’ a certi spagnoli (che in fatto di gusti aiutatemi a di’ oibò) che per fa’ la sangria bòna ci vorrebbe ir vino cattivo.
    ora, un ti dìo ir brunello, ma dé, se voglio mori’ di Gaiosello sencaso mi faccio l’etere in vena. :-)
    PuLtroppo la Francia la bazzico, sì, ma agli estremi, cosicché quando so’ al sud mi dispiace ma lou pastaga rulla troppo per lasciare ilpasso a un amaro, e quando so’ a nord tra biere blanche (da non sciupa’ davvero), sidro e calvados, non ci so’ arance che tengano.
    mi incuriosisce non poco questo Mi-Manda-Picon…!
    e… troppo giovane? magari.
    Purtroppo ormai sono irrimediabilmente compromesso dalla Mistura (come chiamo il Fernet) e dal suo principale derivato: il Baule (fernet-cola, così chiamato dal mi’ amìo barista che dice sa di baule), nonché dal da-me-medesimo-inventato Disgustin’ Dixie, unico cocktail, che io sappia, a inglobare nella ricetta elementi del Teatro dell’Assurdo tramite un copione breve e stabilito, recitato collaborativamente in forma di dialogo da barista e cliente.
    Ormai irrecuperabile.

  4. smaltorosso says:

    si ale.
    Mi duole.
    Sei IRRRRECVPERABBILE.
    Oramai sei una persona troppo a modino per apprezzare la grettezza del picon.
    E’ il ponce dei parigini… seppoi te ti sei fatto la bocca alla roba bona ti capisco… tornare indietro è difficile.
    Oh si sa, è come l’orecchio assoluto, se ce l’hai è un casino, ti stona tutto.
    Beata nostra ignoranza :)

  5. Ale- says:

    ahahahah!
    comunque “ponce dei parigini” è un ossimoro bello e buono! ;-P
    bada, finisco il fernet e vado a letto. come si dice: a letto i briài!

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